Su Wired USA oggi si parla di scoutismo. L’attenzione è rivolta in particolare ai Boy Scouts of America, ma il pezzo lo si può leggere dando anche un occhio al nostro microcosmo italiano. La questione delicatissima deriva dal fatto che i Boy Scout si danno ancora regole piuttosto datate, che implicano una inaccettabile discriminazione verso non credenti e omosessuali, ma il loro intento educativo e sociale è indiscutibile. Un po’ come una nostra parrocchia in un paesino di provincia, o la nostra ora di religione. Tutte cose che dovranno cambiare e che prima o poi cambieranno, ma bisognerà fare attenzione a fare un’incisione chirurgica, non un taglio da macellaio.
La cronaca del congresso dell’Italia dei Valori ci riporta un guazzabuglio di dichiarazioni in bilico tra l’auspicata trasformazione in voce di alternativa, non di sola opposizione, e i forti toni populisti che tanto non si sa mai. L’ennesimo partito di lotta e di governo, insomma. Ma ciò che mi diverte di più è il ripetersi dei medesimi discorsi che seguono la chiusura di tutte le recenti campagne elettorali: la dichiarazione dell’inizio di una famigerata “nuova fase”, quella che nel 2008 doveva essere la fusione con il PD, o almeno con il suo gruppo parlamentare (concetto tra l’altro ribadito in una conferenza stampa del congresso, ma puntualmente rimandato a data da destinarsi); quella che dopo le europee dello scorso anno fu la promessa di togliere il cognome del leader dal simbolo per iniziare una fase più autonoma rispetto al fondatore (cosa anch’essa accennata solo di sfuggita nella mozione maggioriatria); quest’anno Antonio Di Pietro forse ha capito che le promesse non pagano e infatti dichiara che si accontenterà del posto di socio onorario del partito, ma solo dopo le elezioni del 2013. E per dimostrare la sua buona fede viene eletto per acclamazione.
Rispetto a questo pasticciaccio, la linea De Magistris sembra dare più speranze, ma ne riparleremo al prossimo congresso.
Oggi Accento Svedese mi ricorda come mai lo considero un genio:
Pronti, via: dopo una lunga attesa inizia finalmente la mia collaborazione con Il Giornale, glorioso quotidiano fondato da Silvio Berlusconi e diretto in maniera impeccabile da Vittorio Feltri. Grazie all’intervento decisivo di mio padre – per la cronaca: ex militante di Potere Operaio passato dall’altra parte della barricata come il suo compagno di scorribande giovanili Vittorio Feltri – mi è stata assegnata una rubrica dall’eloquente titolo di “La mia vita violenta”, un piccolo ma significativo spazio nel quale ogni settimana cercherò di raccontare un anno a caso degli anni novanta e lo farò con l’ausilio di un paio di dischi significativi usciti in quel periodo (leggo e rileggo la frase che ho appena scritto, non riesco a capirne il senso ma mi piace così e non voglio assolutamente modificarla). Si parte con il 1996, si finirà quando si finirà – sempre se si finirà. Mi pagano bene e sono felice, i soldi di (Paolo) Berlusconi non puzzano.