La verità è che un Erasmus è il modo peggiore di visitare la città o per capire la cultura in cui vivrai per sei mesi o un anno. Prima, borghesissima ragione: raramente visitiamo le città in cui abitiamo. Ma non è tutto qui; il vero motivo è che l’Erasmus è uno straordinario miscuglio -molto raro, suppongo- di gente diversissima per lingua, usanze e opinioni che ha comunque la possibilità di capirsi grazie a un inglese internazionale e una cultura globalizzata. È un multiculturalismo così veloce e travolgente che ha il difetto di far passare in secondo piano il luogo in cui in effetti ti trovi. Ho l’impressione che potrei condurre questa vita da studente Erasmus in qualsiasi altro paese (o almeno in qualsiasi altro paese di lingua e cultura minoritaria) bypassando quasi tutto quello che è veramente autoctono. Certo, la cosa peggiore sarebbe non avere nulla in comune con nessuno al di fuori dell’Italia, ma allo stesso tempo qualcosa non mi torna quando penso che la prima volta che ho attraversato il Ponte Carlo l’ho fatto per andare a un McDonald’s.

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