La fallita candidatura di D’Alema a Ministro degli Esteri europeo è stata senza dubbio una proposta generosa e coraggiosa, però adesso c’è bisogno di costruire l’Unione Europea, e ci vuole una ragionevole preparazione professionale per farlo. Lo dico senza nessuna polemica verso Massimo D’Alema: non ho mai detto che deve tornare a fare il politico, anche perché lui lo fa, continua a farlo. Io ho detto che deve tornare a fare il lavoro che fa nel cortile Italia. Lui è un collaboratore del PD, da diversi anni, nel senso che dirige una corrente del Partito Democratico. Siamo ben lieti di aver contribuito a convincerlo ad entrare nel Partito Democratico, e di averlo tra i nostri più bravi e validi collaboratori. Poi si è preso questa libertà di candidarsi a Mister Pesc: io l’ho sconsigliato, perché non mi sembrava che avesse la preparazione professionale per affrontare questa sfida. Adesso che è finita questa avventura, tornerà a lavorare nel Partito Democratico, che è comunque un posto prestigioso, che in due anni è diventato uno dei centri di cultura politica più vivaci e produttivi nel paese.

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