Troppo facile giudicare negativamente un decennio a cui non sappiamo nemmeno dare un nome. Troppo facile dire che sono stati anni frivoli nel migliore dei casi e catastrofici nel peggiore. Però è stato anche il decennio della mia adolescenza e di almeno metà dei miei vent’anni, il decennio del mio liceo e della mia università: il primo decennio che non ho subìto, ma vissuto con consapevolezza. Perché dovrei infangare l’unico decennio che finora, nel bene e nel male, mi appartiene?

Da un punto di vista culturale in questi dieci anni siamo stati post-post-moderni, ancora più arroccati nella torre d’avorio. Non sono certo stati anni di rottura, ma perché mai un decennio dovrebbe essere positivo solo perché è di rottura? Tra un revival e un reboot, tra citazioni e rielaborazioni abbiamo prodotto film, libri e dischi notevoli. La nostra è stata arte troppo nostalgica, con un occhio troppo fisso al passato per essere rivoluzionaria in modo chiassoso e immediato, ma qualcosa mi dice che si tratta di arte che ci influenzerà sul lungo periodo.

Qualche esempio? Abbiamo ripreso molte buone idee del passato -il post-punk o fumetti, telefilm e serie TV degli ultimi trent’anni- rielaborandole, aggiornandole, qualche volta persino migliorandole. È più facile riconoscere una buona idea quando è nuova piuttosto di una vecchia migliorata, che rischia di passare per una scopiazzatura, una mancanza di originalità; e quante volte abbiamo sentito dire che i film e i dischi di questo decennio erano cose già viste e sentite, anche quando si trattavi di film e dischi validi?

Abbiamo la capacità di produrre buona arte, ma forse da qualche tempo ci manca solo consapevolezza e fiducia in noi stessi. Sarebbe bello se questi anni fossero stati una specie di palestra della creatività, un immenso esercizio di stile. Sarebbe bello se gli anni zero fossero l’epilogo del nostro trentennale soggiorno nella torre d’avorio, in cui abbiamo provato il gusto di giocare in maniera intelligente con la tradizione culturale della seconda metà del novecento, e l’inizio di qualcosa di rischioso e bello in maniera più esplicita.

Sarebbe bello se tra dieci anni potessi scrivere che gli anni ’10 sono stati un decennio in cui abbiamo messo a frutto la nostra abilità di scrivere belle storie e di comporre buona musica, però stavolta in maniera chiassosa e rivoluzionaria. Sempre se il 26 dicembre 2019 si scriveranno ancora post nei blog.

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