Tiziano Scarpa riprende da dove aveva lasciato Alessandro Baricco:
Questo è stato anche l’anno di grandi proteste e polemiche sui finanziamenti pubblici al cinema, al teatro, alla lirica, col mondo del cinema in fermento alla vigilia della Mostra del Cinema. Che ne pensa? «Nel teatro gran parte dei finanziamenti pubblici se li mangia l’opera, le risorse vanno tutte lì. La lirica è una sciagura! Non m’interessa, la vedo come una cosa triste, penso che bisognerebbe congedarsi dalla lirica, fare qualche dvd e smetterla: è una cosa che non ha più senso fare. L’Italia si è accorta di Emma Dante perché ha fatto la Carmen alla Scala! È umiliante che un’artista come lei debba fare le invenzioni sul già pronto. È il male della nostra epoca, un messaggio tristissimo».
Lei è consapevole di attirarsi gli strali dei melomani? «Ma lo dico proprio perché c’è questa situazione coi finanziamenti: se fossimo ricchissimi potremmo fare di tutto, ma non è così. Non credo che rimettere in scena per l’ennesima volta la Carmen sia cultura. Così si uccide il teatro contemporaneo. Bisognerebbe tentare strade alternative: per esempio il musical. È l’equivalente dell’opera lirica nel passato. È una formula dove si potrebbe inventare qualcosa di nuovo. Non dico il musical alla Cocciante, che non è proprio di mio gusto, però se gli artisti fossero meno criptici e più ambiziosi e si mettessero a fare musical, se i musicisti contemporanei si misurassero con il musical forse potrebbe essere una strada, altrimenti continueremo sempre con questo fossile vivente (l’opera lirica, ndr), questi vampiri, questi zombie che succhiano artisticamente le nostre vite: i mostri sacri dell’800 ci tengono col piede sulla testa. Ma d’altronde è questa la condanna della nostra epoca: quando nell’800 è bruciata la Fenice l’hanno rifatta moderna, noi l’abbiamo rifatta uguale!»
Discorso incendiario ma probabilmente corretto, soprattutto per una questione di inevitabilità. Esattamente come la musica pre-seicentesca è ormai partimonio dei soli specialisti, un giorno o l’altro anche la tradizione lirica ottocentesca non sarà più così popolare tra le elite culturali come lo è stata negli ultimi due secoli. Che piaccia o no, prima o poi toccherà concentrare maggiori sforzi economici sulle nuove produzioni.

3.01.2010 - 11:37
No! Mi rifiuto categoricamente. Non si può chiudere una forma d’arte che ha fatto grande l’Italia con delle battutacce, tanto per farsi pubblicità. Certo siamo in un periodo di transizione, tutto cambia. Concordo ci sarà un lento declino. Non leggeremo più i giornali su carta, probabilmente le amicizie si formeranno on line ecc. ecc. Però lasciateci estinguere lentamente con discrezione, rispetto. Amo tutta la musica, lasciatemela ancora per un po’.