Su Wired USA oggi si parla di scoutismo. L’attenzione è rivolta in particolare ai Boy Scouts of America, ma il pezzo lo si può leggere dando anche un occhio al nostro microcosmo italiano. La questione delicatissima deriva dal fatto che i Boy Scout si danno ancora regole piuttosto datate, che implicano una inaccettabile discriminazione verso non credenti e omosessuali, ma il loro intento educativo e sociale è indiscutibile. Un po’ come una nostra parrocchia in un paesino di provincia, o la nostra ora di religione. Tutte cose che dovranno cambiare e che prima o poi cambieranno, ma bisognerà fare attenzione a fare un’incisione chirurgica, non un taglio da macellaio.

9.02.2010 - 14:59
Leggendo questo post mi sono accorto principalmente di una cosa: quello che dici, la tua idea di scoutismo (che forse deriva dall’articolo di Wired che non ho il tempo di leggere) è antiquata. Lo scoutismo non è lo stesso di 100 anni fa.
Io sono uno scout di 18 anni, e sono in un gruppo scout da circa 10 anni. Le nostre regole, che non sono regole rigide e ferree come si crede, non comportano assolutamente una discriminazione verso chi è diverso da noi: io stesso ho fatto e faccio servizio alla mia comunità, andando ad aiutare in un reparto oppure servendo alla mensa dei poveri o facendo baby-sitting per ragazze madri. Quello che ci trasmettono i nostri capi non è un messaggio solamente religioso, ma anche di impegno sociale, cosa che credo sia ancora utile per non sprofondare in un menefreghismo totale.
A proposito della confessione religiosa, non è vero che gli scout non accettano i non credenti: io stesso sono un non credente, ed nel mio gruppo c’è pure un ragazzo musulmano. E siamo scout AGESCI.
Quindi, prima di decretare la fine dello scoutismo, che si basa su valori sui quali bisognerebbe riflettere e puntare, pensiamoci due volte: vogliamo davvero che i giovani non sappiano nulla del mondo che li circonda? vogliamo che non vi sia alcun tessuto sociale?
9.02.2010 - 19:15
Mi spiace che tu non abbia letto l’articolo di Wired perché si tratta di un pezzo piuttosto equilibrato e che, ripeto, si riferisce in particolare ai Boy Scouts of America, che evidentemente sembrano più rigidi rispetto all’AGESCI.
Io ho ripreso quell’articolo perché mi pareva molto vicino a un tema che mi sta a cuore, cioè quell’aspetto educativo delle organizzazioni religiose che di solito i non credenti tendono a dimenticare. Forse mi sono spiegato male, ma in fin dei conti io e te diciamo la stessa cosa. Io sono sostanzialmente contrario a decretare la fine di istituzioni come lo scoutismo o persino l’ora di religione: sono anch’io d’accordo che si tratta di importanti momenti educativi. Però sono anche a favore di un loro aggiornamento.
Anch’io da bambino sono stato lupetto (da cui il titolo del post) e ricordo che non mi sentivo partecipe nei vari momenti di preghiera e giuramento “a Dio”. Tu mi potrai ribattere che si tratta di formalità, ed è vero. Ma la sfida sarà proprio nel cambiare questa formalità pur mantenendo l’aspetto educativo.
10.02.2010 - 18:13
@ Andrea Privitera:
Mi viene da sorridere, perché anche a me capitava la stessa cosa da lupetto. Ma col passare del tempo ho capito che quello della fede non era il mio momento, ma che ne avrei avuto un altro per dimostrare di fare parte di un gruppo. Ma qui andiamo più sul personale…
Credo che nel mondo scout sia in corso comunque un aggiornamento, basta pensare che il nuovo Capo mondiale scout è Bear Grylls, uno che fa programmi in tv. Stanno cercando di rendere la cosa più appetibile ai giovani, anche se a volte si esagera.
Sono stato felice di chiarire, saludos!