Il mio Erasmus è finito ormai una settimana e mezza fa, e devo ancora entrare in crisi da ritorno alla vita reale. Questo forse perché l’Erasmus può essere in fin dei conti la vita reale, se uno vuole che lo sia. Non è una cosa che deve spaventare, perché anche nella vita reale ci si diverte molto, solo non si ha la supponenza di spassarsela ventiquattr’ore su ventiquattro; il che, parliamoci chiaro, sarebbe anche parecchio noioso.

La definizione più giusta dell’Erasmus forse ce la siamo detta io e Till, il mio vecchio compagno di stanza, la sera della nostra ultima festa: in Erasmus si fanno cose allo stesso tempo molto mature e molto immature. Se riesci a trovare un’equilibrio tra maturità e immaturità, allora sei davvero a cavallo.

Tra i consigli che ho ricevuto prima di partire il più strano e disarmante è stato “gioca ad essere una persona diversa da quello che sei”. Se avessi seguito questa indicazione, certamente gli ultimi cinque mesi sarebbero stati una colossale perdita di tempo. Invece il bello è stato proprio accorgersi di cosa è rimasto costante e di cosa è cambiato nella mia personalità, nei miei comportamenti e nei miei interessi. Come sempre, la vera sfida sta nell’avere una crescente consapevolezza di sè stessi.

Mi rendo conto che avrei potuto scrivere molto di più su questo blog: avrei potuto parlarvi dell’acceso derby di hockey Slavia-Sparta, delle mie gite a Budapest, Cracovia e Vienna, del metodo di insegnamento anglosassone. Il fatto è che a me non piace scrivere troppo della mia vita privata, ma soprattutto dopo questo momento c’è stato un piccolo blocco di scrittura. Sono arrivato aspettandomi di vivere una vita praghese, ma mi sono ritrovato a fare un’esperienza estremamente internazionale; e oggi mi ritrovo orfano non tanto dello stile di vita del luogo, ma proprio di quel contatto quotidiano con così tanta gente proveniente da così tanti luoghi diversi. Mi manca il fatto di passare mezz’ora a spiegare che la pasta italiana non si limita solo agli spaghetti e alle penne, e passare altrettanto tempo a cercare di capire quante volte al giorno mangiano in Polonia (vale a dire sei). Mi mancano le serate passate davanti a YouTube a proporre musica italiana e ad ascoltare gruppi esteri (tra le migliori scoperte i Kult e Die Toten Hosen; dategli un ascolto se vi capita). Mi manca quella sensazione di poter stringere grandi amicizie nel giro di poche ore. Insomma mi mancano quelle cose che mi rendo conto saranno irripetibili; e mentre nella vita potrebbe capitarmi di avere un’esperienza praghese più autoctona, la possibilità di avere il mondo intero a portata di mano con l’atteggiamento smaliziato del ventenne difficilmente mi ricapiterà. Ma pazienza, la vita mi riserverà altre esperienze belle in maniera diversa. Basterà solo cercarle.

Non ho scritto molto, ma ho come l’impressione che quello che ho visto e fatto riemergerà più avanti, in quello che farò e in quello che scriverò. Se poi siete curiosi e volete saperne di più, magari vi racconto qualcosina una sera davanti a una birra.

P.S. Un consiglio a tutti gli incerti che arrivano qui cercando su Google “Erasmus a Praga” : non fate la cazzata di rinunciare a questa esperienza. Sarà bella e utile, anche se in un modo tutto vostro, dato che ogni Erasmus è unico.

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