Quattro pezzi, toccanti e interessanti, sula morte di Pietro Taricone: quelle di Daria Bignardi e Christian Rocca sono le belle testimonianze di chi l’aveva conosciuto sul serio. Da parte mia, mi sento più vicino a quanto scritto da Marco Simoni e Leonardo: fa molto strano scriverlo, ma Taricone era effettivamente un uomo che abbiamo conosciuto di persona, e che negli ultimi dieci anni abbiamo incontrato molto sporadicamente. Una persona che ha vissuto assieme a tutti noi quel violento passaggio culturale tra anni ’90 e 2000, solo in maniera meno scettica e più furba rispetto alla maggior parte di noi.
Magari un giorno ipotizzeremo che il discrimine tra paleo-televisione e neo-televisione non è stato la nascita dei network commerciali, ma questo ragazzo cresciuto tra Frosinone e Caserta, uno degli ultimi esponenti della televisione come ospite illustre da trattare con rispetto, ma anche quello che in cento giorni aveva intuito che si stava andando verso quell’intrattenimento consolatorio e un po’ sbracato di cui ha parlato Aldo Grasso. Peccato che ce ne renderemo conto così tardi.
