Quando il Vaticano dice che
l’insegnamento dell’ora di religione nelle scuole non può essere sostituito “con lo studio del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa” (…) “se l’insegnamento della religione fosse limitato ad un’esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso”
mi sembra di capire che tra insegnati di religione e alti prelati non ci si parli poi così spesso: questa sostituzione non ci può essere perché l’ora di religione è già uno studio cultura religiosa, qualche volta impartito da laici, e per giunta multiconfessionale: se non ricordo male, uno dei cinque anni delle superiori è stato in buona parte dedicato alle altre religioni al di fuori di quella cattolica.
La buona notizia è che tutto ciò non mi ha per nulla confuso nè reso indifferente. Relativista lo sono, ma nell’accezione coniata da Ruth Benedict: cercare di comprendere il diverso non significa per forza giustificarlo.
