I pazzi per Repubblica sono meritatamente in vacanza fino a settembre, quindi mi permetto di rubargli il lavoro per far notare una imprecisione sul sito del quotidiano. Il sommario dell’articolo sulla diatriba tra Roberto Mancini e Sir Alex Ferguson contraddice il contenuto dell’articolo stesso. Ora torno alle cose di mia competenza, promesso.
Aggiornamento: masstrovato su FF mi fa notare che ci sono anche due refusi nella prima riga, evidenziati ora anche nell’immagine sotto. Vabbè, è agosto per tutti.
In Polonia, per le insegne delle stazioni ferroviarie, usano quasi lo stesso font che uso anch’io per il logo del blog. O viceversa.
Non è ovviamente questo il motivo per cui la stazione dei treni di Katowice merita un post tutto suo. La capitale della Silesia è infatti un luogo grigio ma molto ricco da un punto di vista architettonico, e la sua stazione dei treni non è da meno. Si tratta di un edificio costruito tra il 1959 e il 1972, e molte delle sue caratteristiche appaiono tanto inusuali quanto affascinanti. Nel suo caotico interno, ad esempio, si può osservare che le leggerissime pareti conservano ancora la traccia dell’impalcatura in legno da cui erano sorrette.
Stanno girando un mockumentary ambientato nella Napoli del 2020, in cui la Camorra è stata sconfitta grazie alla legalizzazione della droga, resa possibile dal federalismo leghista. Le premesse ci sono tutte perché si tratti di un film intelligente e critico, ma che allo stesso tempo non faccia scatenare le solite polemiche sul culturame o sul pessimismo della nostra arte: sarebbe questa la vera fantascienza.
Wikipedia non è affatto l’unica enciclopedia contemporanea, ma anzi deve fare i conti con un concorrente insospettabile, cioè il cinema hollywoodiano. Non c’è personaggio, prodotto artistico o evento storico di una certa importanza che non sia stato tradotto in forma cinematografica, e d’altro canto ogni film hollywoodiano ispirato a eventi, personaggi o opere d’arte riporta bene o male l’attenzione collettiva sull’oggetto in questione. Che bisogno c’era di fare un film sulla vittoria del Sud Africa nella Coppa del mondo di rugby del 1995, o di farne due sugli eventi dell’11 settembre 2001? La maggior parte della gente che oggi va al cinema era presente mentre quegli avvenimenti venivano trasmessi in diretta alla televisione, e il ricordo di quelle immagini è ancora forte. L’unica ragione plausibile per cui ciò accade sta proprio nella natura universale del cinema mainstream americano, che come ogni buona enciclopedia deve avere almeno una voce per ogni argomento importante; o almeno per ogni argomento giudicato degno di nota dai redattori di tale enciclopedia.
Ieri Roland Bergan sul Guardian ha però fatto notare che in questa immensa opera omnia audiovisiva manca una voce piuttosto importante, cioè Hiroshima. Certo, non se ne sono dimenticati, ma non dev’essere ancora molto facile fare i conti con i propri scheletri nell’armadio. Spero di esserci ancora il giorno in cui nei maggiori multisala (o in quel che prenderà il loro posto) verrà proiettato un film su quei strazianti giorni d’agosto del ’45. Magari soltanto in due sobrie dimensioni.
In Italia la situazione politica è movimentata? Neanche qui in Polonia ci si annoia: oggi a Varsavia c’è stata una violenta manifestazione dei sostenitori del partito dei fratelli Kachinsky di fronte al palazzo del Presidente della Repubblica. Il motivo? La tentata rimozione da parte della polizia di una croce di legno eretta dai boy scout all’indomani dell’incidente aereo di Smolensk, croce che gli stessi scout vogliono trasferire in luoghi di venerazione più adatti. La reazione dei miei amici polacchi è tra il divertito e lo sconcertato, e in effetti siamo di fronte a un triplo filotto reale di demagogia; di quelli che fanno scuotere la testa persino a un italiano.
Seguendo il tormentone capitalistico di quest’estate, anch’io sento la necessità di delocalizzarmi all’estero, almeno per una decina di giorni. Fate i bravi.
La notizia –probabilmente buona, ma si vedrà– dell’abbandono della moviola da parte delle trasmissioni calcistiche della Rai si accompagna con quella dell’avvicendamento tra Marco Civoli e Bruno Gentili al commento delle partite degli Azzurri. Gentili, più o meno coetaneo del suo predecessore, continua la tradizione di telecronisti tradizionali e un po’ demodé, soprattutto se paragonati a quelli incontenibili di Sky. Sento sbuffare i giovincelli, ma la formazione radiofonica e creativa della nuova voce della Nazionale a me sta già simpatica.